- Tutti a fare il pieno (soprattutto di panico) - 21 Ottobre 2026; 19:00
- Cassino, follia al parco Baden Powell: rapina col coltello e caccia agli agenti, due in carcere - 21 Ottobre 2026; 16:27
- Cassino – L’affondo di Terranova su Acea. «Bollette salate e perdite d’acqua per strada, ora basta disservizi» - 21 Ottobre 2026; 11:00
L’editoriale del direttore
Che meraviglia la solita, impeccabile commedia dell’arte italiana. Bastano quattro camionisti in croce, mezza proclamazione di sciopero per il caro carburante e la parola magica – “blocco dei tir” – per scatenare la consueta transumanza di massa verso le pompe di benzina. Tutti in fila, motori accesi a consumare prezioso carburante pur di fare l’agognato pieno, manco stesse per atterrare una nuvola tossica o fossimo alla vigilia dell’assedio di Leningrado.
La liturgia è sempre la stessa, mandata a memoria da decenni: il titolone a nove colonne sul quotidiano d’ordinanza (“Italia a secco!”, “Supermercati vuoti!”), il talk show della sera con il virologo convertito in esperto di logistica che presagisce l’apocalisse delle catene di montaggio, e l’automobilista medio che scatta come un riflesso pavloviano, afferrando le chiavi con l’occhio sbarrato di chi deve correre a stipare scatolame per il dopobomba.
Ma davvero dobbiamo farci venire l’ulcera ogni volta che i camionisti minacciano di incrociare le braccia?
Guardiamo i fatti, merce da sempre rarissima nel dibattito pubblico nostrano. Il blocco dell’autotrasporto è la solita partita a poker tra categorie e ministeri: un braccio di ferro spettacolare ad uso e consumo delle telecamere, che ha i suoi tempi, i suoi oracoli e – soprattutto – la sua inesorabile data di scadenza. Come ampiamente e tranquillamente previsto, non c’è nessuna catastrofe all’orizzonte: è tutto ampiamente sotto controllo e, entro domenica secondo noi , la bolla si sarà sgonfiata. I tir torneranno a viaggiare sulla Salerno-Reggio Calabria, i distributori avranno di nuovo le loro cisterna e i piazzali si svuoteranno con la stessa velocità miracolosa con cui si sono riempiti.
Il vero paradosso non sta nella protesta dei camionisti – che sul prezzo del gasolio hanno pure le loro ragioni –, ma nella nevrosi collettiva di chi ci casca ogni singola volta. Facciamo tre ore di coda, consumiamo due litri di diesel per acquistarne dieci, imprechiamo nel traffico da noi stessi creato e ci convinciamo di essere sull’orlo del precipizio. Salvo poi scoprirci, puntualmente la domenica sera o al massimo il lunedì mattina, con il serbatoio pieno, i supermercati regolarmente riforniti di insalata e la certezza che il Paese, anche ‘sta volta, non è crollato.
Dunque, un consiglio spassionato: spegnete i motori, uscite dalla fila e tirate un bel sospiro di sollievo. L’apocalisse è rinviata a data da destinarsi.






