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L’editoriale del direttore
Cassino – Il Partito Democratico locale è oggi impegnato in un esercizio che, in teoria, appartiene alla normale fisiologia di ogni forza democratica: la scelta della nuova segreteria del circolo. Fin qui nulla di strano, nulla di sconvolgente. Ma se vogliamo restare ancorati a quel realismo politico che evita le derive della “fantapolitica”, dobbiamo guardare in faccia la realtà degli ultimi 2.530 giorni. Ovvero, gli ultimi sette anni di amministrazione Salera.

Il fattore Salera è una leadership che ha fatto scuola, ragioniamo senza giri di parole – stile che non ci appartiene – è necessario porre una domanda diretta a chi oggi siede tra i banchi della maggioranza (mi riferisco in particolare ai militanti di partito e forse forse un po’ a tutti) e nei posti di comando: quanti di questi protagonisti avrebbero ricoperto cariche politico-amministrative senza questi sette anni e, soprattutto, senza la spinta propulsiva di Salera?
Non spetta a noi dare la risposta; spetta ai diretti interessati fare quello che potremmo definire un “esame di coscienza”. È un esercizio meno doloroso di quanto sembri, ma essenziale per capire che la strada percorsa finora è stata, piaccia o meno, una strada vincente.

Il dibattito sul prossimo Segretario del circolo locale si sta avvitando su un dilemma pericoloso. Si cerca una figura autorevole o qualcuno che conosca davvero le dinamiche del campo? Il rischio è dietro l’angolo: scegliere una “testa di legno” significherebbe replicare errori già visti a livello provinciale, imboccando una via che la base dei militanti sembra già digerire con estrema fatica. Siamo più chiari e diretti il Segreterio provinciale lo considerate libero da condizionamenti? Volete la stessa situazione a Cassino?
Il regolamento del PD parla chiaro. Il Segretario di un circolo non è un soprammobile, ma colui che: guida il Direttivo e ne attua la linea politica. Coordina l’azione con i consiglieri comunali. Traduce le campagne nazionali (da Elly Schlein in giù) adattandole al contesto locale.

La vera questione, dunque, è se il partito stia cercando una figura dotata di pensiero proprio o semplicemente un nome “altisonante” privo di peso politico. Parliamoci con chiarezza sulle ultime manovre del Partito Democratico. Analizzando i profili proposti e cestinati, il quadro appare quantomeno confuso. Tescione vanta un passato storico nel centrodestra; Vita, pur essendo un professionista della stampa stimato, è vincolato a una neutralità deontologica che esclude l’appartenenza partitica; Migliaccio rappresenta la terza via dell’autorevolezza. Potremmo gentilmente conoscere il filo logico che lega queste tre figure? Qual è il criterio alla base di questa selezione?
Dopo sette anni di successi, appare paradossale che si tenti di fossilizzarsi su sentieri nuovi e incerti, piuttosto che valorizzare le indicazioni di chi ha costruito un modello vincente. Ignorare la leadership di chi ha permesso a molti di sedere in maggioranza per quasi un decennio non sarebbe solo un errore tattico, ma un atto di cecità politica.

In politica, come nella vita, i risultati parlano. E i risultati di questi 2.530 giorni portano una firma precisa che tutto il Pd conosce. Sarebbe opportuno ricordarsene prima di consegnare le chiavi del circolo a chiunque non sia all’altezza della sfida.

Mantenendo l’obiettività che ci contraddistingue, emerge una riflessione necessaria: qualora la nomina della Segreteria dovesse ridursi a una conta numerica o a una scelta predefinita, la posizione del Sindaco dovrebbe essere ferma. Al suo posto, non presenzierei nemmeno a quella votazione.
In conclusione, la nostra analisi della situazione attuale porta a una riflessione di fondo che deve restare chiara: quando i risultati parlano, la leadership e le indicazioni del leader non andrebbero messe in discussione, ma semplicemente approvate per dare continuità a un progetto vincente.






