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Le bombe come strumento di manipolazione, la violenza usata per condizionare il dibattito pubblico e indirizzare l’elettorato. Nel corso dell’udienza del processo a carico di Salvatore Baiardo — l’ex gelataio di Omegna accusato di calunnia contro il giornalista Massimo Giletti —, le dichiarazioni del pentito Giovanni Brusca hanno riportato al centro dell’attenzione la complessa stagione politica del 1994.
Secondo la ricostruzione del collaboratore di giustizia, l’ala corleonese capeggiata da Leoluca Bagarella intendeva sfruttare l’onda emotiva e il terrore generato dagli attentati del 1992 e 1993 per un’operazione di disinformazione: attribuire la matrice della violenza alla sinistra per orientare l’opinione pubblica e spianare la strada alla discesa in campo del Cavaliere.

“Nelle discussioni con Bagarella dicevamo di usarli come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra, in modo tale da agevolare Berlusconi, in modo da poter orientare la sua entrata in politica.”
Un piano che puntava a strumentalizzare le stragi per influenzare le sorti politiche del Paese, ponendo al contempo l’attenzione sul ruolo di Vittorio Mangano come presunto intermediario, una ricostruzione da sempre rigettata con fermezza dai legali e dalla difesa della famiglia Berlusconi.






