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L’editoriale – Non sono qui per darvi la notizietta del giorno. Quella ve la servono già ogni mattina i bollettini di regime, confezionati ad arte per farvi litigare sul nulla. Il dibattito politico italiano è un teatro dei pupi in cui vi chiedono di tifar tifo da stadio: la destra contro la sinistra, la sinistra contro la destra, il centro che sfila il portafogli a entrambi. Un rumore di fondo costante, pensato per una sola ragione: impedire la riflessione. Perché la notizia dura ventiquattr’ore, ma la manipolazione dura una legislatura intera.

Proviamo allora a spegnere la TV e a fare un’operazione scandalosa nell’Italia di oggi: mettere insieme i fatti. Non le opinioni, non gli slogan da talk show, ma i numeri e i faldoni giudiziari. Se prendiamo cinque tra le più imponenti opere pubbliche della storia recente di questo Paese — decine di miliardi di euro usciti dritti dalle vostre tasche — emerge un unico, inconfondibile filo conduttore. Non un’ideologia, ma un sistema bipartisan che scavalca regolarmente le urne elettorali.
Mettiamole in fila, dal quinto al primo posto.
5. Salerno-Reggio Calabria. Il monumento nazionale al cantiere infinito. Decenni di lavori, inaugurazioni farsa con tanto di taglio del nastro al buio, corsie uniche permanenti e fascicoli d’inchiesta che debordano di tangenti, subappalti e contiguità con la ’ndrangheta. Il colore dei governi che si sono succeduti al Ministero delle Infrastrutture è cambiato una dozzina di volte. Il pizzo sui viadotti, mai.
4. Expo 2015. Ricordate la narrazione sulla “vetrina del Made in Italy”? Mentre la politica si accapigliava sulle comparsate televisive, la magistratura scoperchiava quello che gli atti giudiziari hanno definito senza troppa fantasia una vera e propria “cupola bipartisan”. Un comitato d’affari traversale dove esponenti della destra e della sinistra sedevano fraternamente allo stesso tavolo per spartirsi l’albero della cuccagna degli appalti.
3. Il MOSE di Venezia. Un’opera faraonica costata 6,2 miliardi di euro per la costruzione e che ne richiede circa 63 milioni l’anno solo di manutenzione ordinaria per rimanere in vita. Nel 2014 lo scandalo mazzette travolse l’intera classe politica veneta e nazionale, dimostrando che quando c’è da mungere il denaro pubblico non esistono opposizioni né distinzioni cromatiche.
2. La TAV Torino-Lione. Un’opera pensata nel secolo scorso, un tunnel la cui stima dei costi è lievitata progressivamente da 11 a quasi 15 miliardi di euro. Mentre la politica usava la Val di Susa come terreno di scontro ideologico e identitario per racimolare qualche punto percentuale nei sondaggi, la contabilità pubblica continuava a registrare un solo dato certo: i costi salgono, i tempi si allungano e le penali corrono.
1. Il Ponte sullo Stretto di Messina. In cima al podio c’è il capolavoro assoluto della burocrazia italiana. Una società concessionaria, la Stretto di Messina S.p.A., che esiste formalmente dal 1981. Ha attraversato la Prima e la Seconda Repubblica, ha stipulato stipendi, consulenze e consigli di amministrazione per oltre quarant’anni senza aver mai posato un solo metro di asfalto o di ferrovia. Un miraggio costato centinaia di milioni di euro solo di carta, progetti e stipendi da favola.

Rimesse in fila, queste storie mostrano con spietata chiarezza lo stesso identico meccanismo: i governi cadono, le coalizioni si sfasciano, i leader si insultano nei salotti televisivi, ma la torta dei grandi appalti finisce costantemente nelle stesse mani. E quando la Magistratura accende i riflettori, il finale è già scritto nello spartito: prescrizioni a pioggia, patteggiamenti incrociati e responsabilità che si stemperano nel nulla. Il conto economico resta interamente a carico dei cittadini; le porte del carcere, per i responsabili, non si aprono quasi mai.

Di fronte a questo quadro, la domanda non è più chi abbia ragione tra la destra, la sinistra o il centro sul fatterello della settimana. La vera domanda, caro lettore, è un’altra: quando vai al seggio a tracciare la tua croce, convinto di combattere il “nemico politico”, contro chi stai davvero votando?






