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Ci sono momenti in cui la politica non deve fare calcoli. Ci sono momenti in cui il silenzio non è prudenza, ma una scelta di campo che fa rumore. Molto rumore.

Stiamo parlando di sovranità. Stiamo parlando di confini. Stiamo parlando dell’Europa. Eppure, davanti alle mire espansionistiche di chi guarda alla Groenlandia come a un pezzo di terra da mercanteggiare, da Roma tutto tace.
Bastavano cinque parole. Cinque semplici parole da parte di Giorgia Meloni: ‘La Groenlandia non si tocca’.

Perché vedete, non è una questione geografica lontana. Qui si tratta di un principio sacro: l’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione Europea non può e non deve mai essere messa in discussione. Punto.
Se accettiamo che il suolo europeo sia in vendita o oggetto di dispute esterne senza alzare la testa, che segnale stiamo dando al mondo? Che valore ha la nostra ‘Nazione’ se non difendiamo la casa comune europea quando viene sfidata?

Difendere la Groenlandia significa difendere l’identità e la sicurezza di tutti noi. Chi guida l’Italia ha il dovere di dire chiaramente da che parte stare: dalla parte del diritto, dalla parte dei trattati, dalla parte dell’Europa.”
Il tempo della diplomazia del silenzio è finito. Le parole contano. E quelle cinque parole le stiamo ancora aspettando.







