Cassino- Riforma della Giustizia e Costituzione: il serrato confronto al Palagio Badiale

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Domenico Panetta
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Si è svolto martedì 17 marzo, presso la prestigiosa Sala degli Abati del Palagio Badiale di Cassino, l’incontro di approfondimento giuridico dal titolo “Le ragioni del Sì e le ragioni del No”.


Di Domenico Panetta

Cassino – La Sala degli Abati ha ospitato un dibattito di altissimo profilo tecnico e istituzionale sul tema della riforma dell’ordinamento giudiziario. L’evento, intitolato “Le ragioni del Sì e le ragioni del No”, ha visto una partecipazione straordinaria di avvocati e operatori del diritto, confermando la centralità del tema per il futuro della democrazia italiana.

Ad aprire i lavori, dopo i saluti del Presidente dell’Ordine Forense Giuseppe Di Mascio, è stato il sindaco di Cassino, Enzo Salera. Il primo cittadino non ha risparmiato critiche nel merito e nel metodo, esponendo chiaramente la sua posizione contraria alla riforma. Salera ha stigmatizzato quello che ha definito un “metodo strozzato” nel passaggio parlamentare, lamentando l’assenza di un dibattito approfondito su una materia che tocca i pilastri dello Stato.

Sotto la moderazione dell’avvocato Paola Carello, il confronto si è sviluppato attraverso due giri di interventi rapidi ed efficaci. Il fronte del Sì: L’avvocato Gianluca Giannichedda e il professor Giulio Prosperetti hanno insistito sulla necessità di attuare pienamente l’Articolo 111 della Costituzione. Il punto cardine è il principio di parità delle parti: l’avvocatura rivendica la necessità di “alzare la schiena” per porsi su un piano di reale equilibrio rispetto all’accusa, superando le attuali asimmetrie del sistema. Il fronte del No: Di segno opposto gli interventi del professor Massimo Siclari e dell’avvocato Sarah Grieco. Entrambi hanno messo in guardia contro il rischio di stravolgere l’impianto costituzionale e l’equilibrio dei poteri per rispondere, in via emergenziale, alle degenerazioni del correntismo.

Particolarmente incisivo il passaggio sulla figura del magistrato inquirente. È stato ribadito come la terzietà non debba essere solo ordinamentale, ma squisitamente processuale. La critica al modello di Common Law è stata netta: in un sistema “tendenzialmente” (e non pienamente) accusatorio come quello italiano, il Pubblico Ministero deve restare una parte pubblica e imparziale, rifuggendo la deriva che lo vedrebbe ridotto a mera parte contrapposta alla difesa.

In chiusura, il dibattito si è allargato alla visione d’insieme. La riforma della giustizia non è stata letta come un episodio isolato, ma come un tassello di un “mosaico” più ampio e preoccupante che include il Premierato, le riforme sulla Corte dei Conti e la legge elettorale. Una serie di interventi che, nel complesso, rischiano di alterare profondamente i pesi e i contrappesi tra i poteri dello Stato, spostando l’asse dell’equilibrio democratico.

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