Rifiuti al posto del terreno nella Villa Comunale: il Tribunale di Cassino ordina l’incidente probatorio sul cantiere PNRR

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Cassino
— Quello che doveva essere un progetto di riqualificazione verde finanziato con i fondi europei del PNRR si è trasformato in una maxi-inchiesta per truffa e traffico illecito di rifiuti. Al centro del caso c’è la Villa Comunale di Cassino, oggi sotto sequestro, dove al posto di fertile “terreno coltivo” sarebbero state interrate tonnellate di scarti industriali provenienti da impianti di trattamento e cave.  

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cassino, il dottor Claudio Marcopido, ha firmato un’ordinanza di ammissibilità dell’incidente probatorio. Si tratta di una decisione dettata da ragioni di assoluta urgenza per fare chiarezza sullo stato dei luoghi prima che agenti atmosferici o alterazioni esterne compromettano le prove. A questo importante sviluppo giudiziario si è giunti anche a seguito di una forte e tempestiva pressione esercitata dall’amministrazione comunale, decisa a sbloccare l’impasse e a restituire l’area ai cittadini.  

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Il provvedimento del GIP, datato 14 luglio 2026, è arrivato infatti a meno di ventiquattro ore da un atto formale depositato dalla difesa del Comune di Cassino. Il giorno precedente, il 13 luglio 2026, l’avvocato Giancarlo Corsetti, legale di fiducia del sindaco pro-tempore Enzo Salera, aveva presentato un’istanza di sollecita fissazione dell’udienza di incidente probatorio.  

La notifica della richiesta di perizia avanzata dal Procuratore Europeo Delegato era giunta al Comune proprio quella mattina. Consapevole del profondo disagio della cittadinanza per la chiusura dell’area verde, il sindaco Salera ha immediatamente attivato il proprio legale per chiedere al GIP di fissare l’udienza con la massima urgenza, possibilmente prima dell’inizio della sospensione feriale di agosto. L’obiettivo dichiarato nell’istanza era chiarissimo: consentire un rapido avvio delle operazioni peritali per giungere il prima possibile alla restituzione della Villa Comunale all’uso pubblico. Una richiesta che il Giudice Marcopido ha pienamente accolto e fatto propria, calendarizzando l’udienza per il prossimo 28 luglio.  

L’appalto finito nel mirino della Procura europea (EPPO) riguarda la realizzazione del percorso ciclo-pedonale di collegamento tra il centro urbano, il Parco del Gari e le Terme Varroniane, un progetto che prevedeva anche la rifunzionalizzazione della storica Villa Comunale. Secondo il capitolato d’appalto, la ditta incaricata dei lavori – la Minotti Lavori S.r.l.s. – avrebbe dovuto fornire e posare in opera quasi 6.000 metri cubi di terreno vegetale privo di infestanti e con un contenuto minimo di sostanza organica, per un valore di oltre 230 mila euro.  

L’ipotesi accusatoria delinea invece uno scenario radicale, in cui al posto del terreno fertile sarebbero stati sversati nei viali della Villa rifiuti provenienti dalla società R.D. Ambiente S.r.l. di Mignano Montelungo e transitati attraverso la Abiter S.r.l. di Venafro, che gestisce una cava a Sesto Campano. I materiali venivano indicati nelle fatture fittiziamente come “terre e rocce riciclato misto” per occultarne la reale natura.  

Nel marzo del 2025 la Direzione dei Lavori ha rilevato una presenza diffusa di frammenti di vetro nel terreno e, a seguito di analisi chimiche che hanno accertato il superamento delle soglie di contaminazione previste dalla legge, ha ordinato l’immediata rimozione del materiale. Anziché bonificare l’area, gli indagati avrebbero però avviato un valzer di trasporti illeciti: circa 3.200 metri cubi di rifiuti sarebbero stati rimossi e nascosti nella cava di Sesto Campano, mentre nella Villa Comunale sarebbe stato sversato altro materiale non a norma, spacciato nuovamente per terreno pulito.  

Il provvedimento del Tribunale chiama in causa 11 persone fisiche e 3 persone giuridiche, queste ultime coinvolte per la responsabilità amministrativa degli enti. Le accuse, a vario titolo e in concorso, spaziano dalla tentata truffa aggravata ai danni dello Stato all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, fino alla realizzazione di discarica non autorizzata.  

I principali indagati dell’area imprenditoriale sono Stefano Minotti, legale rappresentante della Minotti Lavori S.r.l.s., Pasquale De Luca, legale rappresentante della R.D. Ambiente S.r.l., e i referenti della Abiter S.r.l., Rocco Di Vito e Massimiliano Di Vito.  

Sotto la lente d’ingrandimento della Procura è finita anche l’intera catena di controllo pubblica dell’appalto. Sono infatti indagati per concorso in discarica non autorizzata e truffa i componenti della Direzione dei Lavori, tra cui Marco Noè Sacchetti, Emanuele Von Normann, Emiliano Cordischi, Fabrizio Marini, Franco Milito e Laura Ruzza, oltre al Responsabile Unico del Procedimento, Mario Lastoria. Secondo l’accusa, avrebbero indotto in errore il Comune accettando la consegna delle opere nonostante la mancata rimozione dei rifiuti e l’assenza del terreno idoneo. Parti offese nel procedimento sono il Comune di Cassino e la Commissione Europea, quest’ultima in quanto ente erogatore dei fondi PNRR confluiti nel progetto.  

Il GIP Claudio Marcopido, accogliendo l’urgenza segnalata sia dalla Procura che dal Comune di Cassino, ha ritenuto la richiesta di incidente probatorio improrogabile. Trattandosi di un’area pubblica attualmente sottratta alla cittadinanza a causa del sequestro penale, vi è la necessità prioritaria di tutelare la salute pubblica da potenziali sostanze nocive e accelerare l’iter per la bonifica.

La decisione del GIP: «Sussistono ragioni di urgenza che non consentono di rinviare l’atto al dibattimento atteso che l’esito processuale potrebbe variare, che la perizia riguarda un’opera pubblica ed a disposizione della collettività attualmente non aperta al pubblico in ragione del sequestro preventivo in atto e che occorre tutelare la salute pubblica dagli eventuali effetti nocivi delle condotte ipotizzate ove effettivamente accertate. In ogni caso vertesi in uno dei casi previsti dall’art. 392 1° co. c.p.p., prospettandosi la possibilità di una modifica e/o alterazione dello stato dei luoghi in ragione, ad esempio, dei fenomeni atmosferici.»

Un collegio peritale, composto da un ingegnere ambientale, un geologo e un chimico, sarà ora incaricato di effettuare carotaggi, campionamenti e analisi chimico-fisiche direttamente all’interno della Villa Comunale. I periti dovranno stabilire con precisione scientifica la natura, la quantità e la pericolosità dei materiali interrati, nonché quantificare il danno ambientale provocato e definire le opere necessarie per il ripristino in sicurezza dell’intera area. L’udienza per il conferimento ufficiale dell’incarico ai periti si terrà il prossimo 28 luglio 2026 presso l’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Cassino, a cui farà seguito il sopralluogo tecnico sul cantiere.

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