Crisi in Venezuela: Pechino rompe il silenzio. “Gli Stati Uniti liberino subito Maduro”

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PECHINO – Il Ministero degli Esteri cinese ha alzato ufficialmente i toni contro Washington a seguito dell’operazione lampo che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. In una nota ufficiale diramata questa mattina, Pechino ha definito il blitz delle forze speciali statunitensi a Caracas una “evidente violazione del diritto internazionale”, intimando alla Casa Bianca di procedere all’immediato rilascio del leader venezuelano.

La reazione della Cina non si è fatta attendere. Dopo ore di incertezza seguite al blitz notturno nella capitale venezuelana, il portavoce del Ministero degli Esteri ha espresso la “profonda preoccupazione” del governo di Xi Jinping per l’incolumità dei vertici di Caracas.

“La Cina chiede formalmente agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale del presidente Maduro e di sua moglie, di liberarli immediatamente e di cessare ogni attività volta a rovesciare il governo legittimo del Venezuela”, si legge nel comunicato ufficiale.

Per Pechino, l’azione militare guidata dagli USA rappresenta un precedente pericoloso che mina la sovranità delle nazioni. La posizione cinese è netta: l’attacco non è solo un atto di forza contro un singolo governo, ma un colpo diretto all’ordine diplomatico globale.

I punti chiave della protesta cinese:

• Violazione della Sovranità: L’ingresso di forze speciali straniere in territorio venezuelano è considerato un atto illegittimo.

• Appello Umanitario: Richiesta di garanzie sulle condizioni di detenzione di Maduro e della consorte Cilia Flores.

• Stabilità Regionale: Pechino avverte che tali “ingerenze” rischiano di incendiare l’intera America Latina.

siamo in via XX settembre 3- Cassino

La cattura di Maduro è avvenuta in un’operazione ad alto rischio condotta nelle prime ore di ieri. Mentre Washington giustifica l’azione citando mandati internazionali e la necessità di una “transizione democratica”, la Cina consolida il suo ruolo di principale alleato strategico del governo bolivariano, difendendo il principio di non ingerenza negli affari interni.

Resta ora da vedere come risponderà il Dipartimento di Stato americano a questo ultimatum diplomatico, mentre la tensione tra le due superpotenze raggiunge livelli che non si vedevano da decenni.

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