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Dopo 20 anni si chiude la lite sui “semafori intelligenti”. Il Comune non dovrà più accantonare 800mila euro annui. Il sindaco Salera: «Vittoria per i cittadini».
Cassino – Vent’anni di carte bollate, udienze e, soprattutto, milioni di euro rimasti “congelati” in un cassetto per prudenza contabile. Si chiude con la vittoria totale del Comune di Cassino il lunghissimo contenzioso con la Sercom Srl, la società che nel lontano 2005 si era aggiudicata il servizio di noleggio delle apparecchiature per la rilevazione delle infrazioni semaforiche.

La quarta sezione civile della Corte d’Appello di Roma (Presidente Antonella Izzo) ha messo la parola “fine” alla disputa, rigettando il ricorso della società avverso la precedente sentenza del Tribunale di Cassino (la n. 153/2021). Oltre a confermare le ragioni dell’Ente, i giudici hanno condannato la Sercom al pagamento di oltre 17mila euro per le spese di lite, oltre agli oneri di legge. Una difesa vincente quella del Comune, rappresentato dall’avvocato Giuseppe Angelosanto, che è riuscito a scardinare le pretese della controparte, difesa dall’avv. Tiziana Siciliani.

Tutto ebbe inizio il 14 aprile 2005 (amministrazione Scittarelli). Il contratto prevedeva il noleggio di dispositivi elettronici che avrebbero dovuto “multare” chi passava col rosso. Un accordo che inizialmente riguardava due incroci, poi esteso a otto, con un costo per il Comune di oltre 50 euro per ogni singola infrazione rilevata.
Tuttavia, il servizio fu segnato da anomalie sin da subito: guasti ai semafori, sospensioni cautelari e una pioggia di multe che, solo tra settembre e ottobre 2005, vide la consegna di quasi 3.700 fotografie di infrazioni. Una mole di verbali che pesava sulle tasche degli automobilisti e che diede il via a una serie infinita di diffide e battaglie legali.

L’aspetto più critico per le casse comunali era l’obbligo contabile: ogni anno, in sede di approvazione del bilancio, l’attuale amministrazione era costretta ad accantonare una somma record di circa 800.000 euro per far fronte all’eventuale soccombenza (il cosiddetto “rischio debito fuori bilancio”).
“Si chiude una ferita aperta da due decenni” – ha commentato il sindaco Enzo Salera – “Questa sentenza ci permette di non dover più immobilizzare somme così ingenti. Ora quei fondi potranno essere inseriti nel bilancio operativo e utilizzati per servizi, manutenzioni e opere pubbliche a favore dei cassinati”.
Il primo cittadino ha poi rivolto un encomio pubblico all’avvocato Angelosanto: “Un successo non scontato, ottenuto grazie a una professionalità impeccabile in una causa complessa e insidiosa”. Per Cassino, la fine di un’era e l’inizio di una nuova disponibilità finanziaria.






