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Bruxelles – Il vertice dei ventisette Capi di Stato e di Governo a Bruxelles si avvia verso la chiusura del suo secondo giorno confermando un’amara certezza geometrica: la diplomazia del Cremlino resta inamovibile. Tra i corridoi del Palazzo Europa, l’Ucraina continua ad occupare la quasi totalità dell’agenda politica e geopolitica. Il messaggio che emerge dal vertice comunitario è chiaro, univoco e privo di sfumature tattiche: Mosca non sta cercando alcuna via d’uscita dal conflitto.
La linea del Consiglio: «Nessun segnale di apertura» A scandire la posizione di Bruxelles è stato il Presidente del Consiglio europeo, António Costa, che ha tracciato un quadro netto sul piano delle intenzioni del Cremlino:
«Non vediamo alcun segnale che la Russia voglia fermare la guerra o sia disponibile a qualsiasi tipo di pace».
Le dichiarazioni di Costa riflettono la preoccupazione dell’Unione di fronte a un’offensiva russa che sul campo non accenna a diminuire. L’assenza di spiragli negoziali impone alla leadership europea di serrare i ranghi, allontanando qualsiasi ipotesi di disimpegno diplomatico o militare nei confronti di Kiev.

Sulla stessa linea di fermezza si pone la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il cui intervento si è concentrato su due pilastri operativi immediati: l’imminente emergenza stagionale e l’inasprimento della pressione economica su Mosca.
Con l’arrivo dei mesi freddi, la Russia punta a danneggiare gravemente le infrastrutture critiche ucraine per fiaccare la resistenza della popolazione. Von der Leyen ha confermato la determinazione della Commissione nel blindare i rifornimenti e il sostegno economico necessario per permettere all’Ucraina di superare l’inverno. Parallelamente, la Presidente ha ribadito che non sarà concesso alcun allentamento della pressione economica finché l’aggressione prosegua, respingendo al mittente qualsiasi ipotesi di revoca delle misure punitive.

L’Alta Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha illustrato i prossimi passi sul fronte della diplomazia economica e del regime sanzionatorio.
Dopo l’inserimento nel registro delle restrizioni di 1.600 nuovi destinatari tra individui, entità giuridiche e intermediari, la diplomazia europea sta già mettendo a punto un nuovo “kit di sanzioni”. L’obiettivo espresso da Kallas è quello di coordinare questa nuova stretta con la platea più ampia possibile di alleati internazionali:
«Stiamo lavorando a un nuovo kit di sanzioni, auspicabilmente da condividere ed estendere con tutti i nostri partner globali».
Il momento di maggiore pragmatismo del vertice ha riguardato la connettività tattica e la sovranità tecnologica europea sul teatro di guerra. Sollecitata sulla dipendenza strategica della rete della difesa ucraina dal sistema satellitare Starlink, sviluppato dalla compagnia americana SpaceX, Kallas ha offerto un’analisi schietta dei limiti di Bruxelles.
Trattandosi di una rete di micro-satelliti ormai diventata la spina dorsale delle comunicazioni militari e civili in Ucraina, l’Alta Rappresentante ha ammesso apertamente che l’Unione europea non dispone oggi delle infrastrutture necessarie per offrire un’alternativa equivalente nel breve periodo:
«Starlink è cruciale. Purtroppo la Ue non è in grado di rimpiazzarlo a breve».
L’ammissione mette a nudo l’urgenza di accelerare sui programmi di sovranità spaziale e di difesa autonoma per l’Europa, in un momento in cui le incertezze geopolitiche globali impongono di non dipendere esclusivamente da fornitori terzi.






