Ha ragione Valeria Campagna: questa è la cultura dello stupro. E in rete serve una risposta netta

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Domenico Panetta
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Ha ragione Valeria Campagna, vicesegretaria del PD Lazio e consigliera comunale di Latina, quando dice: “questa è la cultura dello stupro!”. È la sintesi nessun shadow-boxing politico, ma una lettura dura della realtà online: quando si tenta di giustificare la pubblicazione di foto rubate dal proprio profilo su una piattaforma dove vengono messe alla mercé di commenti osceni e frasi volgari, siamo davanti a una cultura dello stupro. Quella più becera, dove una gonna corta o un vestito scollato diventano un “te la sei cercata”.

La stessa campagna di denuncia arriva come un appello a chiunque creda che la rete sia un luogo neutro: non lo è, se chi entra lo fa per normalizzare abusi. E per chi, al chiuso di una tastiera, preferisce accendere la retorica del dominio maschile, dell’oggettivazione e della punizione sommaria delle vittime. “Ogni persona ha il diritto di essere libera, rispettata e di vivere senza timori o paure. Anche in rete”, si legge in una nota collegata all’intervento pubblico della vicepresidente del PD Lazio.

A Valeria va non solo tutta la nostra solidarietà dichiara Sarah Grieco portavoce democratiche provincia di Frosinone, ma anche un gigantesco grazie per aver denunciato un sito che da anni rubava immagini di donne inconsapevoli, per darle in pasto ai commenti sessisti di uomini piccoli piccoli. La denunciante ha richiamato l’attenzione su una pratica che non è un fatto privato, ma una violenza strutturale: la condivisione di contenuti privati e la loro fossilizzazione nel linguaggio della disumanizzazione.

La settimana recente si è chiusa con un capitolo che, se confermato, segna una tappa importante nella lotta contro l’hate speech: il forum phica ha appena chiuso i battenti. Finalmente, potrebbe dirsi, se quel mutismo forzato è stato soltanto un rifugio per chi ha scelto di cancellare una fonte di abusi. Ma il tema resta aperto: come proteggere le vittime, come impedire che il diritto all’informazione diventi un alibi per la violenza verbale, come promuovere una cultura del rispetto che non si prenda gioco del corpo femminile.

La voce di Valeria Campagna è diventata, in questo contesto, un richiamo all’azione per le istituzioni locali, ma anche per i cittadini: non c’è neutralità possibile davanti al linguaggio che riduce la dignità delle persone a semplici oggetti. Sarah Grieco, portavoce Democratiche Provincia di Frosinone, commenta così: “A Valeria va non solo tutta la nostra solidarietà ma anche un gigantesco grazie per aver denunciato una pratica che mette a rischio la sicurezza e la libertà di tante donne”. E aggiunge l’urgenza di una riflessione collettiva: la rete non può diventare una zona franca per la violenza verbale e per i contenuti rubati.

In campo restano domande pratiche: quali strumenti hanno le piattaforme per tutelare davvero le vittime? quali leggi o regolamenti servono per scoraggiare la diffusione di foto rubate e per sanzionare chi commenta con sessismo e minacce? Qual è il ruolo delle istituzioni locali nel creare campagne di alfabetizzazione digitale e di sensibilizzazione contro la cultura dello stupro?

Non si tratta solo di reagire a episodi specifici, ma di riconquistare il linguaggio pubblico: una cultura che non tollera la violenza verbale e che lavora per garantire sicurezza, dignità e libertà a tutte le persone, anche tra like, thread e profili social. Per chi crede nella democrazia reale, questo è il punto di partenza. Così conclude Sarah Grieco portavoce democratiche provincia di Frosinone

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