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di Domenico Panetta
ROMA – Il divorzio era nell’aria, ma i toni dello scontro frontale superano ogni previsione. Dopo l’addio ufficiale alla Lega, l’europarlamentare ed ex generale Roberto Vannacci lancia un siluro contro via Bellerio, puntando il dito direttamente contro il segretario Matteo Salvini.
Non si tratta di una separazione consensuale, ma di una resa dei conti pubblica. Alle accuse di “slealtà” che filtrano dai vertici del Carroccio, Vannacci risponde con estrema durezza, ribaltando la narrazione: “Io sleale? È stato Matteo Salvini a tradire”.

Secondo l’ex generale, il leader della Lega avrebbe costruito un consenso basato su pilastri ideologici puntualmente smentiti dall’azione di governo. Vannacci elenca i punti della discordia, definendo l’atteggiamento di Salvini come una costante retromarcia politica.
• Le armi all’Ucraina: Vannacci contesta la dicotomia tra la retorica pacifista di Salvini e il sostegno concreto (e militare) al conflitto, accusando il vicepremier di votare in direzione opposta rispetto ai concetti promossi nelle piazze.
• La Legge Fornero: È forse il punto più dolente. “Salvini è quello che per anni ha detto che andava demolita”, attacca l’eurodeputato, “invece poi china il capo e si mette in posizione prona”.
“Continua a promuovere determinate idee e concetti, ma poi, allo stato dei fatti, quando si tratta di votarli va in un’altra direzione.”
— Roberto Vannacci
L’uscita di Vannacci apre una ferita profonda nel centrodestra. Se da un lato la “vecchia guardia” della Lega vede con sollievo l’allontanamento di una figura considerata estranea alla tradizione del partito, dall’altro Salvini perde colui che è stato il principale catalizzatore di preferenze alle ultime Europee.

Il j’accuse di Vannacci dipinge un leader indebolito, incapace di mantenere le promesse elettorali e schiacciato dalle logiche di coalizione. Resta ora da capire quale sarà la prossima mossa del generale: la creazione di un movimento autonomo o l’avvicinamento a nuove realtà della destra radicale.
L’unica certezza è che la “decima” di Vannacci ha cambiato rotta, e questa volta punta dritta verso il cuore del comando leghista.






