Colpo al cuore economico del clan Contini: sequestrati beni per 10 milioni di euro. Sotto i sigilli anche un noto locale della movida di Coroglio

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Domenico Panetta
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Napoli – Dieci milioni di euro. È questa la stangata inflitta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Napoli a un imprenditore ritenuto contiguo al clan Contini, storica e potente cosca dell’Alleanza di Secondigliano. Un’operazione patrimoniale che fotografa, ancora una volta, la metamorfosi della camorra d’affari: imprenditori di comodo, riciclaggio e un radicamento profondo e silenzioso nel cuore dell’economia legale e dell’intrattenimento cittadino.

Il provvedimento di sequestro – emesso dal Tribunale di Napoli (Sezione Misure di Prevenzione) su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica e del Direttore della DIA – arriva al termine di meticolosi accertamenti economico-patrimoniali. Gli investigatori hanno smontato la ragnatela finanziaria costruita dal “proposto”, un nome già noto agli archivi giudiziari.

L’uomo, in passato condannato per associazione mafiosa a seguito di inchieste che ne avevano cristallizzato i legami con i clan egemoni nella zona di Piazza Mercato, non ha cambiato rotta dopo aver scontato la pena. Tornato in libertà, avrebbe riallacciato i contatti con i vertici del clan Contini. Ma la vera forza criminale non si misura più soltanto con le estorsioni di vicinato; si misura con la capacità di infiltrazione nei circuiti economici di lusso e della movida.

Non a caso, tra i beni finiti nel mirino della DIA spicca il ruolo di gestore di fatto di un noto locale ricreativo situato a Coroglio, uno dei punti nevralgici e più frequentati della vita notturna napoletana. Un avamposto perfetto per ripulire capitali e mantenere il controllo relazionale sul territorio.

I sigilli, scattati nelle scorse ore, hanno interessato un patrimonio imponente e diversificato, sproporzionato rispetto alla capacità reddituale ufficiale del destinatario:

 4 unità immobiliari, tra cui immobili di notevole pregio e alto valore commerciale;

 5 società, compresa la struttura societaria che gestisce il locale di Coroglio;

 28 rapporti finanziari (conti correnti, depositi e investimenti).

Il valore complessivo dei beni sottratti alla disponibilità dell’imprenditore ammonta a circa 10 milioni di euro.

L’operazione conferma l’efficacia del Codice antimafia applicato alla criminalità economica. L’obiettivo primario non è soltanto la repressione penale del singolo affiliato, ma l’aggressione sistematica ai patrimoni accumulati illecitamente. Sottrarre liquidità, immobili e società significa disarticolare la rete di protezione economica che permette ai clan di sopravvivere, reinvestire e condizionare il tessuto produttivo della città.

La camorra contemporanea si mimetizza tra i tavolini dei locali alla moda e i bilanci delle aziende pulite. La risposta dello Stato, con il lavoro coordinato della magistratura e della DIA di Napoli, punta dritto a spezzare questo legame per restituire legalità e trasparenza all’economia del territorio.

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