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di Domenico Panetta
La tensione tra Washington e Teheran raggiunge vette senza precedenti, spostando il conflitto dal piano diplomatico a quello economico diretto. Alle ore 2:59 di questa notte, il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha lanciato un avvertimento gelido destinato a scuotere i mercati mondiali e le tasche dei consumatori occidentali. Il messaggio, affidato ai social dopo il fallimento dei colloqui del fine settimana con la delegazione statunitense, è una risposta diretta alla minaccia di Donald Trump di imporre un blocco totale sullo Stretto di Hormuz, l’arteria vitale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

Ghalibaf, che ha guidato personalmente i negoziati, ha pubblicato sul suo profilo X uno screenshot dei prezzi attuali della benzina rilevati in una stazione di servizio nei pressi della Casa Bianca, commentando che gli americani dovrebbero godersi i prezzi attuali alla pompa perché, con il cosiddetto blocco, presto proveranno nostalgia per una benzina a 4 o 5 dollari al gallone. Facendo i calcoli, la minaccia iraniana prefigura uno scenario apocalittico per i trasporti, con un’impennata che per il mercato europeo si tradurrebbe rapidamente in cifre vicine o superiori ai 5 euro al litro.
La strategia di Teheran appare chiara: se gli Stati Uniti tenteranno di soffocare l’economia iraniana chiudendo i canali commerciali, l’Iran risponderà rendendo il greggio un bene di lusso insostenibile. Lo Stretto di Hormuz diventa così il grilletto economico di questa crisi, poiché un suo eventuale blocco provocherebbe uno shock d’offerta immediato. Mentre negli USA la soglia dei 5 dollari al gallone è considerata critica per la tenuta sociale, in Italia e in Europa, dove le accise pesano già massicciamente sul prezzo finale, un raddoppio del valore del barile porterebbe il costo del carburante a livelli mai visti nella storia moderna.

Mentre Washington non ha ancora risposto ufficialmente alla provocazione di Ghalibaf, i mercati asiatici hanno già aperto con un segno positivo per il greggio Brent. Gli analisti avvertono che se la diplomazia non troverà un punto d’incontro nelle prossime quarantotto ore, la guerra dei prezzi potrebbe trasformarsi in una recessione globale guidata dal settore energetico. La nostalgia per la benzina a buon mercato di cui parla Ghalibaf potrebbe diventare, purtroppo, una realtà drammatica molto prima del previsto.






