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In una lettera durissima indirizzata alla Premier Meloni, il primo cittadino di Cassino denuncia il collasso del polo automobilistico: “Gli ammortizzatori sociali sono diventati un anestetico, ma la malattia sta uccidendo il territorio”.
di Domenico Panetta
CASSINO – Non è più una crisi passeggera, è un’emorragia strutturale che rischia di trasformare il Lazio meridionale in un deserto industriale. Con una lettera datata 12 marzo 2026, il Sindaco di Cassino, Enzo Salera, ha rotto gli indugi scrivendo direttamente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il tono non è quello della consueta dialettica istituzionale, ma quello di un ultimo, accorato appello prima del punto di non ritorno.

Il cuore della protesta risiede nei numeri impietosi che aprono la missiva: nei primi due mesi del 2026, lo stabilimento Stellantis del Cassinate ha lavorato appena 12 giorni. Una paralisi produttiva che ha trascinato con sé migliaia di lavoratori, costretti a un ricorso sistematico alla cassa integrazione. Ma il problema, avverte Salera, non si ferma ai cancelli della fabbrica: è l’intero indotto a vacillare, colpendo attività commerciali e famiglie che vivono ormai in una “incertezza quotidiana”.
L’accusa a Stellantis: “Sfuggono al confronto”. Il passaggio più politico della lettera riguarda l’atteggiamento del Gruppo automobilistico. Salera accusa apertamente Stellantis di sottrarsi al dialogo, citando l’ultimo tavolo mancato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La critica è netta: le decisioni sulla pelle del territorio vengono “decise altrove”, mentre a Cassino restano solo le briciole di piani industriali annunciati ma mai verificati.
“Non si può vivere di sola cassa integrazione”, scrive il Sindaco, utilizzando una metafora potente: gli ammortizzatori sociali sono diventati un “anestetico” che tiene a bada il dolore ma non cura la malattia. La preoccupazione è che l’emergenza sia diventata la nuova, inaccettabile normalità.

Il Sindaco evidenzia inoltre una fragilità strutturale: l’area di Cassino non è compresa nelle zone Zes (Zone Economiche Speciali), il che priva il territorio di strumenti di rilancio che potrebbero mitigare la crisi. Il rischio paventato è quello di una “desertificazione produttiva” irreversibile.
La richiesta al Governo
A nome dei 31 colleghi della Consulta dei Sindaci del Lazio Meridionale, Salera chiede a Giorgia Meloni un intervento immediato. Non si cercano più promesse, ma un “confronto istituzionale urgente” che metta allo stesso tavolo azienda, sindacati ed enti locali.
La lettera si chiude con un avvertimento che suona come un monito per l’intero Paese: quella di Cassino non è una vertenza locale, ma il nodo centrale della crisi dell’automotive nazionale. Se cade Cassino, sembra suggerire Salera, cade un pezzo fondamentale della dignità industriale italiana.
Abbiamo analizzato il linguaggio utilizzato da Salera: Perché questa lettera è importante? Dal punto di vista giornalistico, la lettera di Salera segna un cambio di passo nella comunicazione politica territoriale. L’uso di termini come “anestetico”, “desertificazione” e “scelte decise altrove” punta a spostare la responsabilità dai comuni al governo centrale e alla dirigenza Stellantis. È un grido d’aiuto che cerca di bucare la bolla della cronaca locale per diventare un caso nazionale, proprio mentre la transizione ecologica mette a dura prova i vecchi poli della produzione endotermica.
Ora la palla passa a Palazzo Chigi: la risposta (o il silenzio) della Premier Meloni determinerà il clima sociale di una delle province più produttive d’Italia.
Di seguito la missiva foto riprodotta







