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di Domenico Panetta
Cassino – Non è più tempo di diplomazia, ma di mobilitazione. Il segretario del Circolo PD di Cassino, Romeo Fionda, rompe gli indugi e lancia un duro atto d’accusa contro l’esecutivo nazionale. Al centro del mirino la crisi dello stabilimento Stellantis e di un intero indotto che sta letteralmente soffocando, mentre le istituzioni romane restano a guardare.

L’attacco del Partito Democratico parte dai vertici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. «Il Ministro Adolfo Urso, in carica da oltre un anno e mezzo, si è dimostrato totalmente incapace di produrre un solo atto concreto», denuncia Fionda. Secondo il segretario, la mancanza di un piano industriale per l’automotive e l’assenza di una strategia europea chiara stanno svendendo il futuro di migliaia di famiglie. «È un comportamento irresponsabile: non c’è visione, c’è solo il vuoto».

Ma è verso la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che il PD rivolge le critiche più aspre. Il punto di rottura è la lettera inviata il 12 marzo dal Sindaco Enzo Salera, a nome della Consulta dei Sindaci, rimasta a oggi senza risposta.
«Questo silenzio è uno schiaffo in faccia ai lavoratori e un insulto alle istituzioni locali», incalza Fionda. «È il segno tangibile di una classe dirigente che prova disinteresse per il destino dei nostri territori. In questo primo scorcio di mandato, la Meloni non ha mosso un dito per fermare l’agonia industriale del Lazio meridionale».

I dati citati dal Circolo PD sono impietosi e fotografano una realtà drammatica:
• 17 giorni di lavoro: è l’irrisorio bilancio del primo trimestre del 2026.
• Stop alla produzione: cancelli chiusi dal 27 marzo con un blocco che si protrarrà fino al 20 aprile.
«Non accettiamo più promesse vaghe», avverte il segretario. «Il 21 maggio Stellantis deve presentare un piano di rilancio vero, non l’ennesimo annuncio di facciata utile solo a guadagnare tempo».

Il PD non risparmia nemmeno la Pisana. L’appello alla Giunta Rocca è quello di non fare da “spalla” a un Governo nazionale inerte. La richiesta è chiara: onorare gli impegni presi e garantire che le strutture dello stabilimento restino ad uso esclusivamente industriale, senza pericolosi passi indietro sulla destinazione d’uso.
La conclusione di Fionda è un richiamo alla piazza, ricordando la massiccia partecipazione alla manifestazione del 20 marzo. Un fronte compatto che vede insieme sindacati, partiti (PD, M5S, Sinistra Italiana, PSI, PRC) e organizzazioni datoriali come l’Unione Commercianti.






