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Frosinone – Una vera e propria fortezza della droga aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, protetta da telecamere a circuito chiuso, grate di ferro e turni continui tra pusher costretti a coprirsi il volto con mascherine e passamontagna. All’alba di oggi, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Frosinone, supportati dai reparti territoriali e dal Nucleo Elicotteri di Roma Urbe, hanno smantellato un collaudato sodalizio criminale a forte impronta familiare che gestiva un imponente traffico di cocaina, crack e hashish nel capoluogo ciociaro.
L’operazione, convenzionalmente denominata “NAVIGANDO SUL PO”, ha visto l’impiego di oltre cinquanta militari tra i comuni di Frosinone, Alatri, Veroli e Ferentino, portando all’esecuzione di undici misure cautelari personali emesse dal G.I.P. del Tribunale di Frosinone su richiesta della locale Procura della Repubblica. Nello specifico, il provvedimento ha disposto la custodia cautelare in carcere per due indagati, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per altri due, un divieto di dimora nel comune di Frosinone, due obblighi di dimora e quattro obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’attività investigativa, durata un anno, ha svelato un giro d’affari vertiginoso, stimato presuntivamente in oltre un milione di euro all’anno. I militari sono riusciti a certificare più di ventiquattromila episodi di spaccio, registrando un afflusso quotidiano di circa cento acquirenti provenienti da tutta la provincia e procedendo alla segnalazione di oltre cento assuntori alla Prefettura.

La base logistica di questa redditizia attività era stata allestita all’interno di un appartamento di edilizia popolare in via Po, abusivamente occupato dal sodalizio. La gestione della struttura era metodica: oltre alle difese passive montate per rallentare le forze dell’ordine, l’organizzazione provvedeva a rifornire costantemente l’appartamento di stupefacenti e a prelevare i proventi della vendita più volte al giorno per metterli al sicuro in un altro luogo. Al termine dell’operazione, l’immobile è stato sgomberato dai Carabinieri e restituito all’A.T.E.R., che ha potuto formalmente assegnarlo a una famiglia in condizioni di fragilità sociale.
Trattandosi di una fase iniziale delle indagini preliminari, tutti i provvedimenti eseguiti hanno natura cautelare e sono stati adottati sulla base di gravi indizi di colpevolezza. Tutti i destinatari delle misure devono pertanto essere ritenuti presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.






